Amici, stanotte ho vomitato robe verdi e marroncine. Questo episodio mi ha fatto ricordare uno dei concetti più interessanti che ho appreso durante gli studi universitari. Generosamente provvedo a condividerlo con voi. Il concetto è questo: il buco del sedere è una conquista evolutiva molto importante. Non ve lo aspettavate, vero? I primi animali non ce l'avevano. Avevano solo la bocca. Per cui, dopo aver mangiato e digerito dovevano vomitare le proprie feci. Immaginate l'alito di questi animaletti? Un vero schifo. Poi, un bel, giorno, una mutazione genetica regalò a uno di questi vermini un buco del sedere. Il fortunato non fu più costretto a vomitare ogni volta, anzi! Poteva mangiare a ciclo continuo! Così si avvantaggiò rispetto agli altri vermi. Crebbe di più e si riprodusse parecchio. Le vermine lo adoravano perché era l'unico senza alito alla merda. Facevano a gara per limonare con lui. Amici, noi siamo i fortunati discendenti di quel vermino. Quando fate la cacca pensateci.
Ora capite perché io e Paolone siamo così felici quando andiamo al cesso? Perché ci sentiamo organismi evoluti.
Se volete so altri interessantissimi aneddoti biologici. Basta chiedere.
La gente sono razzisti
Cari amici, come ben sapete mia sorella è fidanzata con un caro ragazzo giapponese. Il suo nome è Jun. Egli vorrebbe vivere nel nostro bel Paese e, pertanto, sta cercando di ottenere il permesso di soggiorno. Questa mattina, io, Emma e Jun ci siamo recati nella questura di quartiere per provvedere al rinnovo del suo permesso di soggiorno da studente. Un foglio di carta che gli permetterebbe di restare con noi qualche altro mese. Io ed Emma ci siamo svegliati alle 6, perché amiamo fare le cose con calma. Alle 8 siamo andati a prendere Jun e ci siamo diretti verso la questura. Io davanti con la Vespa, Emma e Jun dietro in macchina. Questo perché Emma non sapeva la strada e io li avrei dovuti abbandonare verso le nove. Totale, arriviamo davanti all'imponente edificio, templio della sicurezza pubblica. Ad accoglierci una tranquilla fila di simpatici extracomunitari, tutti con la loro cartellina di documenti. Tutti lì, puntuali, per rinnovare il permesso di soggiorno. Anche Jun è extracomunitario, ma ha la fortuna di essere entrato nella famiglia giusta. Mio papà, infatti, è un po' mafioso e in quella questura è amico di tutti. Mia mamma dice che non è mafioso: semplicemente lui fa dei favori in cambio di altri favori. D'altronde le cose nel nostro Paese vanno così. Per farla breve, grazie alle conoscenze di mio papà, Jun e la sua cartellina possono saltare la coda e raggiungere speditamente lo sportello "Rinnovo permessi". Tutto sembra filare liscio. Io ed Emma accompagnamo Jun come due angeli custodi, pronti a sostenerlo. La signorina dietro lo sportello probabilmente è una reincarnazione mal riuscita di Heinrich Himmler. Aggredisce tutti quelli che le capitano davanti. La cosa agghiacciante è che indossa dei guanti di lattice. Credo tema di contrarre l'ebola o la SARS dai documenti dei poveretti che chiedono ospitalità nel nostro Paese. Tocca a Jun. La signorina ringhia che mancano dei documenti alla pratica, che dobbiamo andare alla questura centrale e che ci vorranno 8-9 mesi. Jun non capisce niente. Io la guardo ammiccando per farle capire "Scusi, ci deve essere un errore: noi avremmo le mani in pasta. Mio papà è amico di tutti". Il mio sguardo non sortisce effetto. Pertanto ci cacciano fuori. Chiamo mio papà incazzatissimo e gli dico: "Ma che mafioso sei? Vergogna!". Lui mi richiama dopo 10 minuti e mi dice: "Guarda che dovrebbe arrivare l'ispettore Lo Russo: dì che ti manda Peppiniello". Spero di aver capito male. Ma ho capito benissimo. Per fortuna Lo Russo ci riconosce al volo (d'altra parte Jun è l'unico giapponese nei paraggi) e non devo dirgli che mi manda Peppiniello. Seguiamo l'ispettore fino al suo ufficio. Qui scopriamo un vero concentrato di italianità burocratica. Cartelline e scartoffie dappertutto, un computer con il DOS, un quadro di un santo non identificato con incastonata l'immaginetta del papa, una fotocopia di Padre Pio con una sua citazione. Manca solo il poster della velina nuda. Lo Russo analizza a fondo la documentazione di Jun e compila con lentezza inaudita il modulo della richiesta. Poi ci dice che, purtroppo, lui non ci può far nulla: Jun ha dimenticato un documento fondamentale e dovrà ritornare. Ce ne andiamo sconfitti.
Una mattinata pesante, ma dalla quale ho imparato alcune cose. Che la gente sono razzisti. Che la disoccupazione ci ha dato un bel mestiere, mestiere, di merda, ecc. Che a quella dietro lo sportello le auguro di trovarsi senza documenti in una questura nel cuore della Cambogia. Che gli extracomunitari ci spazzeranno via perché sono più pazienti ed educati di noi. Che mio papà nella mafia non conta nulla. Che mia sorella poteva trovarsi un fidanzato Italiano con la "I" maiuscola?
CENTO DI QUESTE COZZE
Ieri non ho trovato il tempo di celebrare il compleanno del barese. Rimedio oggi.

Causa mancanza di privacy lavorativa, cederei temporaneamente la gestione del blog a volonteroso/a appassionato/a di Internet.
Astenersi perditempo e baresi.

AMICI CINOFILI
Cari ex colleghi, sono lieto di annunciarvi che ho terminato la consueta maratona cinematografica a cui, annualmente, Emma mi costringe. Trattasi della temibile rassegna "Le vie del cinema", anteprima milanese del festival di Venezia. In pratica Sedici film in otto giorni, senza nutrirsi adeguatamente, passando ore in fila e sgommando in motoretta da una proiezione all'altra. Tutto questo, ovviamente, al termine di estenuanti giornate lavorative.
Devo dire, però, che quest'anno la rassegna ha regalato film davvero belli. Ecco i consigli cinematografici del bOnObO.
1) Il mare dentro.
Bellissimo, commovente, divertente. Un film che riconcilia con la vita e con il cinema. Storia vera di uno spagnolo divenuto tetraplegico per un incidente che lotta per ottenere l'eutanasia contro la legge e i pregiudizi. Tra le protagoniste c'è anche la signora che fa le pulizie a casa di mia mamma.
2) A love song for Bobby Long.
Bello, commovente, divertente. Un film che riconcilia con la letteratura e con il cinema. Nella vita di un ex professore e del suo discepolo prediletto (entrambi alcolizzati) entra all'improvviso una giovane fanciulla (la toponissima Scarlett Joansonn) e succede un casino. Simpatico, ma non tanto nella parte, John Travolta (fa il vecchietto, ma ha un fisico iperproteico). Nel ruolo del professore alcolizzato, invece, avrei visto molto bene Quinlan. Bella l'ambientazione in una New Orleans davvero sudata e marcia.
4) Le chiavi di casa.
Bello, commovente, divertente. Un film che riconcilia con la disabilità e con il cinema. Il tema della disabilità trattato da Amelio con delicatezza e realismo. Purtroppo Kim Rossi Stuart non fa nemmeno una mossa di karatè.
5) Bin-Jip.
Interessante. Un film coreano che mi riconcilia con mia sorella e il mio genero giapponese. Storia di un giovane che entra nelle case altrui quando la gente è in vacanza, vive lì per qualche giorno senza rubare niente. Anzi, gli fa pure il bucato.
6) La casa alla fine del mondo.
Commovente. Un film che riconcilia con l'omosessualità e con il cinema. Storia tratta dal romanzo omonimo di Cunningham: racconta della delicata storia d'amore a tre tra un gay, un bisex e una donna.
7) Vera Drake.
Inutile. Un film che non mi ha riconciliato con niente. Storia di una tenera vecchietta che nel secondo dopoguerra praticava aborti casalinghi su ragazze in difficoltà. E che finisce in carcere. Ben girato, ok, ma non mi ha toccato per nulla.
8) La damigella d'onore.
Intrigante. Un film che riconcilia con il proverbio "tira più un pelo di... che un carro di buoi". Racconta di un bravo ragazzo nella cui vita entra una squilibrata pericolosa. Praticamente la storia della mia vita con Emma.
9) Enduring love.
Stimolante. Un film che riconcilia con i sentimenti. Tratto dal romanzo di McEwan, racconta di un professore nella cui vita entra un pazzo. E lo costringe a meditare sul senso dell'amore.
10) Volevo solo dormirle addosso.
Deagostiniano. Un film che riconcilia con i propri manager. Narra di un giovane dirigente dalla vita deprimente, costretto a licenziare 25 persone in 2 mesi pur di far carriera. In pratica è la storia del Pulvi. Scherzi a parte, c'è un personaggio uguale a GPL...
11) Tartarughe sul dorso.
Friulano. Un film che riconcilia con i carapaci. Racconta della storia d'amore impossibile tra il fratello di Gattuso (pasticcere-fotografo-camallo-killer) e la Bobulova (bella, ma la deve finire di fare l'algida malinconica).
12) Il giorno del falco.
Na vera merda. Però tra i protagonisti c'è Zavagnin coi capelli lunghi. E questo, da solo, vale il costo del biglietto.
13) 5 x 2.
Inutile. Una storia d'amore girata al contrario. Dal divorzio all'innamoramento.
14) La femme de Gilles.
Domestico. Un film che riconcilia con gli antichi valori della famiglia. Racconta di una moglie che scopre che il marito la tradisce con la sorella. Nonostante ciò continua servizievole a mandare avanti la casa, a crescere le figlie e a concedere il proprio corpo al consorte. Inoltre, aiuta il marito a superare la crisi derivante dal fatto che la sorella lo lascia. Bello il finale: la moglie, esasperata, s'ammazza.
15) Private.
Diretto dal figlio di M. Costanzo. Però è bello.
CONGRATULAZIONI BRITNEY
Amici, quasi dimenticavo che questo è, prima di tutto, il blog dedicato a Britny Spears.
Per questo vi invito a rivolgere un pensiero alla brava e bella pop star americana, che oggi si è maritata con l'aitante ballerino Kevin Federline.
Finalmente io e Britney abbiamo lo stesso stato civile.
Oggi la sento ancora più vicina.
FORTUNA O SFORTUNA?
Cari amici, quanto è labile il confine tra la buona e la cattiva sorte! Tale concetto è il fulcro delle meditazioni di questo mio giorno. Ne faccio partecipi anche voi, tanto per rompervi le palle. Tutto è nato dal fatto che prima di Natale 2003 avevo partecipato al concorso di Quattroruote "Vota la vettura", e avevo vinto. Per la cronaca avevo votato la Citroen C3, gradevole automobile che da tempo consiglio a Pasquale, il quale la snobba preferendole macchinoni supersportivi. E intanto va sempre in tram... Insomma, avevo partecipato al concorso e avevo vinto uno splendido trolley con portacomputer incorporato. Era la prima volta che, nella mia vita, vincevo qualcosa a un gioco basato sulla sorte. Se si eccettuano, ovviamente, le tante cinquine e gli innumerevoli ambi collezionati durante le tombolate coi nonni. Insomma, avevo cominciato a pregustarmi il valigione ipertecnologico, che mi avrebbe trasformato finalmente in un vero cittadino di questo mondo, pronto a partire per qualunque destinazione con la certezza di avere con se l'hardware e il software adatto ad affrontare qualunque evenienza (metti che sei nella foresta del Borneo e non riesci ad aprire un PDF). Insomma, passano i mesi e il premio non arriva. Comincio a telefonare a Quattroruote e mi rimbalzano da un numero all'altro. Inizio a prendere in considerazione l'idea di andare a "Mi manda Rai3" in qualità di "Vincitore di concorso gabbato". Alterno momenti di speranza, al più cupo sconforto, inframmezzati da incazzatura vera. E poi, come spesso succede, mi dimentico della faccenda. Fino a stamattina. Sarà stata la noia, sarà stata la pioggia cadutami addosso in questi giorni... Insomma, il trolley con portacomputer mi torna in mente all'imporvviso. Allora prendo il coraggio a due mani e chiamo Quattroruote, facendo l'accento svedese per non essere riconosciuto. Questa volta fila tutto liscio e riesco a parlare con la gentile signorina incaricata dei concorsi a premi. Scopro così di aver sbagliato le procedure burocratiche necessarie ad essere riconosciuto come Vincitore. In pratica avrei dovuto spedire un'email che a loro non è mai arrivata. "Che stupido", penserete. Ma in realtà io l'email l'avevo spedita. Essa giace ancora nella cartella Posta inviata di Katamail. Ma per qualche sconosciuto errore informatico non è mai giunta a destinazione. La gentile signorina di Quattroruote mi ha anche detto che ormai non c'è più nulla da fare e che il mio premio è stato consegnato a un'ONLUS. Cacchio, magari andando in giro incontro un extracomunitario o un senza fissa dimora che se la spassa con il mio trolley hi-tech. Oppure a Lampedusa attracca un gommone della speranza e scende un profugo col mio valigione futuribile! Ma vi rendete conto????
Quando avevo vinto mi ero sentito fortunato. Anzi, pure troppo fortunato, quasi non mi meritassi tanto. Adesso mi sento sfortunato, preso in giro dal fato. Eppure, mi dico, la mia fortuna si è trasformata nella fortuna del profugo. Oppure, chissà, se fossi partito col trolley adesso sarei morto, perché il mio aereo sarebbe caduto. E invece senza trolley non vado da nessuna parte e non rischio.
O ancora, adesso mi decido ad andare a comprare un trolley uguale a quello e una macchina mi investe e muoio. Oppure rimango paralizzato. Oppure entro nel negozio di valige, sono il cliente numero 1.000.048 e per questo si accendono tutte le lucine della cassa e vinco 1.000.048 dollari...
Insomma, non ho ancora capito se sono stato fortunato o sfortunato.
Meno male che il trolley ce l'ho già (me l'aveva regalato mia zia nel 2000).
Ma non lo uso mai perché preferisco lo zaino o un'altra valigia più pratica.
TANTI AUGURI TELESPALLAWILHELM
Festeggiamo lieti il 48° compleanno di Paolone (che non ci ha invitati alla sua festa esclusiva).
Grande concorso
INDOVINA LA TETTA
Visto che non partecipate più al blog spontaneamente, provo ad attirarvi con questi raffinati sistemi.

Tutti a Pechino!
Amici, ho deciso: voglio una medaglia olimpica. Voglio fare un giro di pista con la bandiera italiana sulle spalle. Voglio cantare l'inno italiano sbagliando le parole. Ma, soprattutto, voglio risiedere nel villaggio olimpico per tacchinare la squadra rumena di ginnastica artistica. Sono convinto che questo obbiettivo sia alla mia portata, ma anche alla vostra! L'importante è scegliere uno sport in cui la forma fisica non conta nulla. Per esempio:
- il tiro con l'arco;
- il dressage;
- la vela;
- le varie gare di tiro col fucile;
- il ping pong.
Il corso di vela già lo volevo fare, per cui sono a metà dell'opera. A cavallo ci sono andato una volta da piccolo e da grande ho fatto una passeggiata di 20 minuti in corsica sul dorso di un ronzino, senza alcuna difficoltà. Per quanto riguarda il tiro con l'arco e quello col fucile: la mia mira non si discute (nei giochi della Playstation in cui si spara sono un portento). E concludo dicendo che all'oratorio a pingo pong ero tra i primissimi.
Amici, siete con me in questa splendida avventura? Dai che mancano solo 4 anni!
Sono appena tornato e ho già voglia di ripartire. E invece rieccomi seduto (forse è meglio dire sdraiato) davanti a questo stupido computer. Saltello da un link all'altro in cerca di: 1) nuove destinazioni; 2) un nuovo lavoro; 3) notizie sulle olimpiadi; 4) uno sport da praticare quest'autunno. Oppure mi soffermo a frugare nel bagaglio di ricordi, immagini, profumi e colori che ho riportato a casa dalla Bretagna. Alcuni esempi:
1) Le cozze selvatiche dell'isola di Ouessant.
2) Il ristorante super chic nel quale siamo entrati per sbaglio (in bermuda e sandali) e nel quale abbiamo consumato il pasto più fantozziano della nostra vita.
3) Alcuni chilometri di puro terrore percorsi in macchina di notte, con la pioggia e con al volante Ray Charles (Emma).
4) Bertrand, probabile omicida seriale, che gestiva l'ultimo albergo in cui abbiamo soggiornato.
Amici, ci siete?
Ieri sono andato allo stadio ad assistere al prestigioso Trofeo TIM. La cosa che più mi ha colpito è stato il seguente coro, innalzato dalla Fossa Dei Leoni (da cantare sulle note di "Montagne verdi"):
Come sempre a inizio stagione
interista fai lo spaccone
lo scudetto la Coppa Campioni
sono sogni per voi coglioni
interista diventi pazzo
son 14 anni che non vinci un cazzo
in trasferta è troppo lontano
non ti muovi mai da Milano
non cantate non caricate
ma allo stadio che cazzo fate
puoi gridarlo finché vuoi
ma Milano siamo Noi !