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lunedì, 10 gennaio 2005

La gente sono razzisti
Cari amici, come ben sapete mia sorella è fidanzata con un caro ragazzo giapponese. Il suo nome è Jun. Egli vorrebbe vivere nel nostro bel Paese e, pertanto, sta cercando di ottenere il permesso di soggiorno. Questa mattina, io, Emma e Jun ci siamo recati nella questura di quartiere per provvedere al rinnovo del suo permesso di soggiorno da studente. Un foglio di carta che gli permetterebbe di restare con noi qualche altro mese. Io ed Emma ci siamo svegliati alle 6, perché amiamo fare le cose con calma. Alle 8 siamo andati a prendere Jun e ci siamo diretti verso la questura. Io davanti con la Vespa, Emma e Jun dietro in macchina. Questo perché Emma non sapeva la strada e io li avrei dovuti abbandonare verso le nove. Totale, arriviamo davanti all'imponente edificio, templio della sicurezza pubblica. Ad accoglierci una tranquilla fila di simpatici extracomunitari, tutti con la loro cartellina di documenti. Tutti lì, puntuali, per rinnovare il permesso di soggiorno. Anche Jun è extracomunitario, ma ha la fortuna di essere entrato nella famiglia giusta. Mio papà, infatti, è un po' mafioso e in quella questura è amico di tutti. Mia mamma dice che non è mafioso: semplicemente lui fa dei favori in cambio di altri favori. D'altronde le cose nel nostro Paese vanno così. Per farla breve, grazie alle conoscenze di mio papà, Jun e la sua cartellina possono saltare la coda e raggiungere speditamente lo sportello "Rinnovo permessi". Tutto sembra filare liscio. Io ed Emma accompagnamo Jun come due angeli custodi, pronti a sostenerlo. La signorina dietro lo sportello probabilmente è una reincarnazione mal riuscita di Heinrich Himmler. Aggredisce tutti quelli che le capitano davanti. La cosa agghiacciante è che indossa dei guanti di lattice. Credo tema di contrarre l'ebola o la SARS dai documenti dei poveretti che chiedono ospitalità nel nostro Paese. Tocca a Jun. La signorina ringhia che mancano dei documenti alla pratica, che dobbiamo andare alla questura centrale e che ci vorranno 8-9 mesi. Jun non capisce niente. Io la guardo ammiccando per farle capire "Scusi, ci deve essere un errore: noi avremmo le mani in pasta. Mio papà è amico di tutti". Il mio sguardo non sortisce effetto. Pertanto ci cacciano fuori. Chiamo mio papà incazzatissimo e gli dico: "Ma che mafioso sei? Vergogna!". Lui mi richiama dopo 10 minuti e mi dice: "Guarda che dovrebbe arrivare l'ispettore Lo Russo: dì che ti manda Peppiniello". Spero di aver capito male. Ma ho capito benissimo. Per fortuna Lo Russo ci riconosce al volo (d'altra parte Jun è l'unico giapponese nei paraggi) e non devo dirgli che mi manda Peppiniello. Seguiamo l'ispettore fino al suo ufficio. Qui scopriamo un vero concentrato di italianità burocratica. Cartelline e scartoffie dappertutto, un computer con il DOS, un quadro di un santo non identificato con incastonata l'immaginetta del papa, una fotocopia di Padre Pio con una sua citazione. Manca solo il poster della velina nuda. Lo Russo analizza a fondo la documentazione di Jun e compila con lentezza inaudita il modulo della richiesta. Poi ci dice che, purtroppo, lui non ci può far nulla: Jun ha dimenticato un documento fondamentale e dovrà ritornare. Ce ne andiamo sconfitti. 
Una mattinata pesante, ma dalla quale ho imparato alcune cose. Che la gente sono razzisti. Che la disoccupazione ci ha dato un bel mestiere, mestiere, di merda, ecc. Che a quella dietro lo sportello le auguro di trovarsi senza documenti in una questura nel cuore della Cambogia. Che gli extracomunitari ci spazzeranno via perché sono più pazienti ed educati di noi. Che mio papà nella mafia non conta nulla. Che mia sorella poteva trovarsi un fidanzato Italiano con la "I" maiuscola?

postato da: bonobo70 alle ore 15:42 | link | commenti (12)
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